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Aci Antico > I Miti
Ulisse e Tiresia
Achemenide è il personaggio dentro il cui nome Virgilio, nel terzo libro della sua Eneide, sembra aver voluto celare quella che fu una sua opinione o convinzione riguardante l'identificazione dei luoghi omerici dell'Odissea, che fecero da cornice all'episodio in questione, con la terra di Aci...
Enea, dopo la distruzione di Troia, caricatosi il vecchio padre Anchise sulle spalle, con la moglie Creusa ed il figlioletto Ascanio, prese la via del monte Ida recando con sè i Penati della città. Dopo la morte della moglie, trascorsi sette anni di disavventure, costeggiò l'Epiro, scorse l'Italia e vi sbarcò, ma soltanto per fare sacrifici a Giunone, così come gli era stato annunciato. Poi continuò il viaggio lungo le coste della Sicilia orientale e, in una notte buia e tempestosa, approdò presso l'Etna.
(...)Già del giorno seguente era il mattino/ e chiaro albore avea l'umido velo/ tolto dal mondo: quando ecco dal bosco/ ne si fa incontro un non mai visto altrove/ di strana e miserabile sembianza,/scarno, smunto e distrutto; una figura/ più di mummia che d'uomo. Avea la barba/ lunga, le chiome incolte, indosso un manto/ ricucito da spini: orrido tutto,/ e squallido e difforme, con le mani/ verso il lito distese, a lento passo/ venìa mercè chiedendo (...)
Ai Troiani si presentò Achemenide, un greco ridotto a vivere allo stato selvaggio, compagno di Ulisse, ma dimenticato dall'Itacese su quella terra, residenza di Polifemo e dei Ciclopi, dalla quale, dopo aver accecato il mostro, era precipitosamente partito. Costui chiedeva loro la pietà di salvarlo o di ucciderlo pur di non correre il rischio di cadere nelle mani di quegli esseri orrendi e antropofagi. Avvistati dai Ciclopi anche i Troiani fuggirono da quei luoghi, portando con loro Achemenide, dirigendole loro navi, grazie al favore dei venti, verso Segesta, dove ad attenderli avrebbero trovato il re, loro amico, Aceste. Il compagno di Ulisse infelice indicava loro la strada, facendo all'indietro le rive già corse.
(...) Ed ecco Borea, che dalle chiuse vien del Peloro,/ ci assiste: le soglie di viva roccia oltrepasso/ di Pantagia, e il golfo di Megara, e Tapso bassa (...)
L'episodio di Achemenide, tratto dal terzo canto dell' Eneide di Virgilio, è un altro di quegli esempi i quali mi riconfermano che Aci , almeno per i Latini, fu la terra dei Ciclopi. Quali gli elementi che mi spingono a fare questa riflessione?
Virgilio fece approdare e ripartire i Troiani da un punto ben preciso della costa orientale della Sicilia: presso l'Etna nella terra di Polifemo. Questo luogo aveva un bosco, non lontano dalla spiaggia, ed era circondato da vicini colli dove cento altri han sede orribili Ciclopi. Se consideriamo che Catania non era stata ancora fondata e che i Troiani approdati nella terra di Polifemo, non fuggirono in direzione di Scilla e Cariddi, sembrerebbe proprio Aci la terra dei Ciclopi, in cui ebbero l'incontro con Achemenide. Aci, infatti, si trova a nord delle foci del Pantagia (l'odierno fiume dei Porcari) subito prima, cioè, del golfo di Megara.
La conferma mi viene dall'interpretazione che si potrebbe dare al nome del "dimenticato da Ulisse:
Achemenide è un nome composto da Ache (nome a noi ben noto) e meno dal greco o maneo dal latino (attendo, rimango, aspetto).
Achemenide significherebbe, dunque: colui che è rimasto ad attendere ad Aci; attendere cioè il ritorno di Ulisse.
É il personaggio dentro il cui nome Virgilio sembra aver voluto celare quella che fu una sua opinione o convinzione riguardante l'identificazione dei luoghi omerici dell'Odissea e, in questo caso, di quelli che fecero da cornice e scenografia all'ormai celebre episodio dello scontro fra il più astuto dei Greci e il più famoso dei Ciclopi
Cfr. Filippo Pulvirenti: La terra dei Ciclopi, Bohèmien, Anno II, Novembre 2005.