www.filippopulvirenti.it

Cerca

Vai ai contenuti

Aci Antico

Aci Antico

In tempi sconosciuti, oscuri e favolosi un popolo di pastori, venuti dal mare, si stabilì ai piedi dell'Etna, là dove il vulcano, dolcemente, degrada, fra balze e valli, nell'azzurro del mar Jonio. Erano Ciclopi, figli di Nettuno. Si nutrivano di ciò che la natura generosa dei luoghi offriva loro: L'orzo, il frumento e la giocosa vite che per loro matura la pioggia celeste di Zeus (...) Non hanno assemblee nè sanno di leggi, ma vivono in alte cime di colli e in antri fondi...In quella fase primordiale dell'umanità, in una società precerealicola, preagraria e pastorale, dove l'acqua non era, ancora, l'elemento fertilizzante per eccellenza, essi veneravano la dea del latte (Galatea) propiziatrice della fertilità e delle greggi. Di essi il più famoso era Polifemo. Il divin Polifemo che Toosa partorì al nume. Dal mare fin oltre la collina di Trezza e dentro la valle di Reitana alla dea del latte si prostavano i pastori e primi abitanti della terra di Aci. Una striscia di terra che comprendeva le attuali Capomulini, Aci Trezza, Aci Castello, sul lungo mare, e si protendeva nell'entroterra fino ad Aci S. Filippo. Luoghi incantevoli che l'isola Lachea e i Faraglioni rendevano pieni di fascino e mistero. "Luoghi solenni per tutti i poeti dell'antichità": un bosco sacro a Giove (lucus Jovis) faceva loro da corona. Colà pose il cruento scudo, dopo la pugna, Giove e l'acquistata preda si dice vi portasse. La selva insuperbisce per le flegree spoglie e il bosco si veste di vittoria. Qui pendono dai fitti rami le prodigiosa cuoia dei Giganti e inumane s'ergono, ancora, le forme affisse ai tronchi...Un bosco sacro e inaccessibile tanto che non v' ha Ciclope ivi che ardisca di pascere la gregge. Lo stesso fu, invece, profanato da Cerere la quale pur di illuminarsi il cammino nel suo peregrinare notturno alla ricerca della figlia Proserpina, ivi strappò e bruciò due cipressi, sacri a Giove, così alti e maestosi come mai se n'erano visti, causando atroce dolore al fauno e alla Driade del bosco...


Jean Houel, Resti di una antica costruzione

L' 'incantevole posto non lesinava nulla ai suoi abitanti: terreni argillosi, adatti ai pascoli, solcati da una moltitudine di torrentelli; tante sorgenti di fresca acqua corrente; alberi i cui rami si inarcavano per l'abbondanza dei loro frutti; una natura generosissima che, spontaneamente, offriva loro selvaggina e ricchi raccolti per tutte le stagioni; un bosco, il mare ed un porto naturale, nonchè la strabiliante bellezza dei luoghi dal clima temperato e mite; tutto questo ospitava la vita di questo fiero popolo. Soprattutto di una sorgente di acque sulfuree si arricchisce, ancor oggi, quel posto. Attorno a questa sorgente le cui acque, al contatto dell'aria, diventano gorgoglianti, schiumose e lattee nacque la spiritualità di quella gente. Animisticamente essi immaginarono che, all'interno della stessa, abitasse Galatea ossia la dea del latte. La venerazione di Polifemo per la dea, fu scambiata, negli anni, per amore. Filosseno di Citera fu il primo che avendo visto il tempio, che era stato eretto da Polifemo alla dea, non sapendosi dare spiegazioni, parlò d'amore fra i due. Si originò così, fra i poeti greci di Sicilia, un mito che raccontava degli amori di Polifemo per la bellissima Galateia, non più la dea del latte dei pastori del luogo ma la ninfa figlia di Nereo e Doride personaggio del repertorio mitico dei Greci che a quel popolo si erano sostituiti.



Jean Houel, Le terme sulfure di S. Venera

J:\filippopulvirenti.it\tuttosito\ObjImage\p004_1_02.png
Error File Open Error

Home Page | Biografia | I Saggi | Aci Antico | Aci S. Filippo | Sanfilippoti | News/Links | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu